” I FOTOGRAFI SI RACCONTANO ” PAOLO BELLISAI

Un fotografo, le sue fotografie. La carta d’identità di un uomo che ha fatto della fotografia il suo modus vivendi, osservando con la stessa velocità di uno scatto quel che conta guardare ed imprimere nella memoria. Entrare nelle vite di chi incontra per strada, di chi incede nel quotidiano vissuto in punta di piedi ma con una tale potenza narrativa che ogni scatto diventa un racconto a sé stante, una voce che resterà per sempre in quei confini dove tutto è possibile, anche uscirne per prendere vita, forma, senso. magia.

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Dai ritratti alle immagini di Macro, a fiori che paiono interpretare direttori d’orchestra, clown, alieni, con i petali e gli steli, i pistilli ed il polline che vivono di una luce, di un incedere di volta in volta interpretato in modo diverso dall’autore di questi scatti. Non solo una tecnica che si mette in gioco aprendosi alla sperimentazione ma un guardare per sensazioni ai fiori come se dovessero parlarci e lo sguardo del fotografo fosse la loro voce più intima e vera.

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Vi troverete ammaliati ed avvolti dal profumo, la vostra memoria olfattiva prenderà il sopravvento e quella che vi sembrerà un’ottima fotografia diventerà un’esperienza visiva indimenticabile, ritornerà alla vostra memoria quando meno ve lo aspetterete.

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Il rosso su rosso pare impossibile da sfumare ma nulla è inviolabile neppure le più elementari regole della composizione e della luce. Questo autore saprebbe descrivere anche le vene e le arterie dei fiori se ne avessero di visibili, ha una cura estetica impressionante che la sua sensibilità ed il desiderio di tradurre la bellezza di queste forme finiscono per modellare e scolpire sia ciò che vediamo che quello che percepiamo al loro cospetto.

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Dai fiori alla Street, ai mestieri che nelle strade, sui marciapiedi, presso mercati, alle fiere, negli angoli e nelle piazze, presso spiagge od in vicoli strettissimi si fanno sentire, odorare, vivere. Uomini che si alzano presto al mattino per vendere lumache, polpi. pannocchie di mais bollite, per guadagnarsi da vivere e proseguendo un cammino antichissimo a suon di fatica e di musica, la loro voce, i loro strilli che invitano a comprare i loro prodotti.

I volti, i ritratti, un particolare modo di contrastare i tratti del viso, di declinare tutta la gamma dei grigi nei bianco e neri che vi faranno visitare le vite di ognuno dei soggetti che troverete in quei rettangolo o quadrati privi di confini, con l’unica cornice possibile da toccare, vedere, sentire: quella del tempo, dello sguardo dell’autore che non viola ma testimonia le loro esistenze, guardandoli con una tale comunanza di intenti da togliere il fiato. Non solo uomini, vecchi o giovani, stanchi od attivi, ai margini od in prima fila nella vita, ma il profumo di ognuno di loro, quell’umanità che ci fa sussultare ogni volta che la incontriamo dal vivo e che in un ritratto di incanta e ci commuove.

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Un susseguirsi di gesti, di sguardi, di rughe profonde come i fiumi della vita dove scorrono i nostri destini, un intreccio tra visto e non visto che apre ad infinite caratterizzazioni, scavi psicologici di una tale forza che non serve neppure descrivere quel che si vede, perchè si sente a prima vista, l’impatto è deflagrante con i ritratti di Paolo Bellisai.

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La verità in un volto e la forza in una contrazione muscolare, un sorriso, un cipiglio, una fronte aggrottata, una smorfia, un pudore che le mani interpretano e che il fotografo scolpisce come una carezza brusca, veloce, quasi intimidita di fronte a tanti tesori da mostrare in ogni suo ritratto.

Paesaggi dell’anima e paesaggi umani, il mare, la strada, i volti, i fiori, gli insetti, non c’è  nulla che sfugga a questo cacciatore di anime, pronto a farle sue per poi liberarle nei suoi scatti e lasciarle vivere non una ma mille vite diverse a seconda di chi incontreranno, degli occhi che incroceranno.

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Tra i suoi ritratti quello che più mi ha colpito è il vecchio uomo con la pelle cotta dal sole e dalla vita,  indimenticabile la dolcezza nei suoi occhi, la pelle come carta pergamena dalle infinite trame e dallo spessore umano che stringe il cuore, le mani appoggiate al bastone dalle dita grosse, gonfie di lavoro e di fatica, quella serenità che noi umani definiamo saggezza ma che è struggente umanità illuminata dai giorni e dalle notti che si sono succedute ognuna a modo loro cariche di pathos, di dolore, di gioia, di delusione, di scoperte e di passioni, di sensazioni e di una consapevolezza che in questi occhi è un incanto sperduto come lo stupore di un bambino.

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Nella Street il suo sguardo e le sue composizioni ci fanno alzare le mani, arrenderci di fronte a tanta energia, un caos calmo che ti entra dentro l’anima, composizioni sempre perfette e che si ammirano sia per la qualità che per l’anima che emerge con forza da ogni scatto proposto.

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Vi troverete ad incrociare lo sguardo di un vecchio marinaio, di un senza casa, di un bambino cresciuto in fretta dalla miseria dignitosa in cui è immerso, di chi ogni giorno combatte per un pezzo di pane o per un tetto da mettere sopra la testa, i giochi di strada tra macchine e mercati improvvisati, vecchie stanche che sedute paiono attendere un saluto, un ristoro alle loro ossa malandate che da sempre agognano e mai è giunto pietoso ad abbracciarle.

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Paolo Bellisai non ama ne l’oro ne l’incenso ne la mirra, non sopporta i complimenti, riuscire a dirgli cosa si prova e quanto si riceva da ogni suo scatto  è impresa impossibile. Questo articolo ora che volge al termine vorrebbe essere una testimonianza accorata e sincera nel dipanare ogni suo dubbio: non è il suo valore come fotografo che stupisce, quand’anche ce ne fosse il bisogno è incontrovertibile ed indissolubile, è la potenza della sua sensibilità che lascia senza fiato per aver trovato nella fotografia il linguaggio elettivo pronto a disegnare ogni tipo di situazione, che ci faccia sorridere, piangere, commuovere, riflettere, fantasticare, sognare, la declinazione dell’esistenza umana attraverso il suo sguardo ma senza mai rinunciare a far emergere per primo quello altrui, quasi lui rimanesse sotto il palcoscenico, a teatro, nel cupolino, a suggerire, a sussurrarci: ” aprite gli occhi ed il cuore, il mondo merita più di una semplice fotografia, merita il vostro sguardo, dannatamente libero da pregiudizi, da filtri, diretto e sincero, l’unico modo per imparare a guardare sia l’altro che dentro noi stessi è specchiarsi in ogni volto e situazione che incontrerete!” La sua feroce ed appassionata ricerca non lo farà mai stancare di leggere e di leggerci mentre camminiamo per strada, di voltare l’angolo per scoprire quel che c’è dietro.

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Grazie Paolo Bellisai, per una volta, una soltanto, accetta questa dichiarazione d’intenti che non raggiungerà mai i tuoi risultati ma proverà a mettersi in gioco per sfiorare almeno una volta la comunanza di sentimenti e di vissuti che ogni tuo scatto incarna fin nel midollo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Testo di Paola Palmaroli

 

Paolo Bellisai © Photo

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