“I FOTOGRAFI SI RACCONTANO” ROBERTO BURCHI

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Roberto Burchi è un fotografo che con la sua curiosità si è cimentato in ogni genere fotografico, dal bianco e nero al colore, dalla street al reportage, dal paesaggio al genere Macro, fino a toccare accenti struggenti e di grande pregio nelle foto minimaliste e nei ritratti, come pure in dettagli ricchi di pathos quali le mani di una vecchia donna, che lo rendono nel panorama dei fotografi “amatoriali” uno sguardo poliedrico e ricco di sfumature umane preziose ed avvincenti.
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Osservando le mani di questa vecchia donna si coglie la pelle sottile e le vene insieme ai capillari simili ai leitti fiumi dove scorre non solo la vita ma anche la sua memoria. Mani che chiedono riposo, silenzio ed un equilibrio dato da un senso di pace e di armonia ricolmo di stanchezza come pure di tenerezza.  Il minimalismo in Roberto è direttamente proporzionale alla composizione di un’immagine, per cui un soggetto posto al centro dell’universo ha tutto intorno un mondo che ruota con fare elegante e funzionale. Il discorso relativo alla freddezza ed all’impersonalità di certe fotografie minimaliste non tocca di certo la sensibilità di questo autore perché Roberto Burchi coglie i soggetti sempre con un’intensa espressione nei loro volti e non in modo asettico e superficiale. In lui la percezione e l’ideazione o la mera osservazione dell’arte  e della bellezza può variare in base alla cultura che la osserva ed in questo Roberto è fortemente figlio della cultura occidentale per cui l’essenzialità richiama spesso concetti come ordine e funzionalità. Da questo vissuto tale autore parte per seguire le tracce di un minimalismo dove l’ordine ed il puro grafismo sono invece sinonimi di armonia e di bellezza. Nelle sue fotografie architettoniche minimaliste egli ha uno stile ed un linguaggio semplificati ma con arte, il risultato di una ricerca personale nell’essenzialità che lo porti a raggiungere la bellezza mai fine a se stessa. Una bellezza umanissima e struggente  che Roberto Burchi sa cogliere nei volti altrui come pure nel minimal architettonico, guardando ogni sua immagine si riesce a cogliere null’altro che armonia che le culture orientali sanno ben riconoscere come essenza dell’esperienza della bellezza nel nostro vissuto quotidiano.
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Nella foto della nuvola riflessa per esempio, essa sembra specchiarsi nelle vetrate del palazzo, comunicando la struttura stessa in un dialogo a distanza dei vari materiali coinvolti nelle sua costruzione. Roberto Burchi sta al minimalismo sia di forme che di volumi come i suoi paesaggi e le scene di street in un’orchestra si fondono idealmente fra loro producendo sonorità di strumenti diversissimi ma, attraverso la scrittura musicale, pronti a fondersi fra loro in armonie mai scontate.  Accade che visivamente parlando Roberto abbia raccolto diversi profumi ed odori che lo hanno interessato fino al punto di saperli riprodurre e coltivarli  nella fotografia. Le spezie usate in cucina equivalgono per Roberto ai mille modi di saper vedere e cogliere il mondo che lo circonda, diversi sapori ed odori tutti interessanti e vibranti di luce propria. Gli elementi del palazzo  con la nuvola che vi si specchia, nel suo scatto riescono a farci percepire di volta in volta, cielo, nuvola, spazio, gorno, specchio , finestra, in un’ideale avvicendamento di volta in volta tra cielo e spazio, tra il respiro dei giorni ed uno specchio che riflette la vetrata di una finestra finendo per esprimere una sinfonia di suoni diversi che qui la vista rende vibrante musica, materiali usati per costruire gli strumenti in un’ideale avvicendamento tra spazio e mente, una sinfonia di suoi diversi che qui la vista rende toccante musica e danza. Si percepisce il vento che scivola su quelle vetrate policrome.  Sento il vento che scivola su quelle vetrate, vedo la luce che tenta  di assorbire i materiali che incontra, la nuvola che passa e si specchia come per rifarsi il trucco, la velocità del tempo qui strattonato e fermato per un istante grazie al tuo sguardo. Un momento immaginato, vissuto, visto, sentito, di bellezza suprema. In questa tua immagine si raccolgono vari elementi che vengono fusi in una composizione essenziale della realtà, rendendo l’eleganza formale dei materiali e delle geometrie una vita elettiva per i nostri sensi, con la sublimazione degli stessi grazie all’immaginazione. La tua vista è qui un’esperienza sensoriale viva e palpitante, dove ogni elemento riprodotto risulta ancora più affascinante e pronto a trasformarsi i un racconto surreale. Non ci sono volti ne elementi umani in questo scatto eppure il tuo sguardo Roberto è il quid che rende emozione pura una tale armonia di elementi fra di loro contrastanti e da te fusi in una visione che irradia luce e gioia. Diversi piani visivi ottimamente visualizzati per darci la possibilità di essere sia all’esterno che all’interno della struttura da te rappresentata finiscono per coinvolgerci. Sia in cielo che in terra la luce sa come ammaliarci, il gioco degli specchi ci affascina da tempo immemorabile, fin da bambini rimaniamo incantati dalle infinite possibilità di lettura che nascono nella nostra fantasia e,  in una pozzanghera od in un riflesso finiscono per auto alimentarsi nutrendo la nostra immaginazione di fascinazioni assolute.

 

 

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Roberto racconta il deserto:
“Beh il deserto è una cosa assurda…assurda in tutte le accezioni del termine ti dimentichi di essere al mondo gli spazi, il silenzio, spezzato alle volte da quel fruscio del vento che muove la sabbia, la luce, abbagliante e calda, insistente come se volesse disintegrarti per aver violato il “suo” deserto. il caldo torrido ma secco che non ti fa sudare, ma sembra infiammare la tua pelle come un incantesimo, la solitudine, intensa e leggera che ti induce a pensieri profondi ed infiniti in cui ci si perde, proprio come nel deserto” Roberto Burchi.

 

 

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Passiamo ora ai ritratti, uomini e donne, bambini ed adulti ripresi con estrema accuratezza, tecnicamente ritratti impeccabili ma non solo! Osserviamo le loro espressioni, l’uomo pakistano sulla sinistra con gli occhi stretti simili a fessure, il vento tra i capelli, le rughe d’espressione scolpite come la sua terra, come ogni giorno da lui vissuto. Nel volto dell’uomo accanto, un inglese, un vecchio con il berretto in testa e la barba fluente tutto il profumo del mare e dei cieli dove da un momento all’altro compare o scompare il sole, dove la mutevolezza del tempo è pari alla sua magnificenza e generosità.

 

 

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Occhi buoni ma non disarmati dalla vita, tutt’altro. Per terminare con lo sguardo orgoglioso di un padre con in braccio il proprio figlio stupito quasi da tanta dolcezza. Un volto cotto dal sole, rughe profonde ma sciolte in quel sorriso che anima ogni cellula del suo volto.

 

 

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Grazie Roberto, per la tua generosità a raccontarti offrendo di te stesso una visione pari alla bellezza diretta e semplice dei tuoi scatti, dei luoghi, delle geometrie e delle prospettive architettoniche che sai comporre con grande maestria, grazie per la tua umiltà di uomo e di fotografo, per la tua passione misurata e pacata verso un linguaggio che è scrittura di luci ed ombre ma soprattutto è una via di comunicazione che nello sguardo trova il suo migliore alleato. Il tuo sguardo, amico mio, di una semplicità così ricca di sfumature e di vissuti da lasciare senza fiato. Senza voli pindarici o costruzioni intellettuali forzate sai farci entrare nel tuo mondo illuminandoci sul fatto che è anche il nostro, da non perdere, da non dimenticare mai quanto sia ricca e profonda la magia e la fascinazione che veste la realtà e la tramuta di sguardo in sguardo in un racconto senza fine, come il susseguirsi del tempo e delle onde del mare.  Idealmente tu possiedi le stesse ali di quel cigno che hai fotografato e ti rappresenta nella curiosità e nel bisogno di conoscere lo spazio che ti circonda,  che sia mentale o fisico sai di poter volare con la tua mente al di sopra del mondo visibile e ritornando quaggiù narrarlo con un’eleganza ed una passione disarmanti. Staccarsi da terra per un istante e riappropriarsi di una visione d’insieme di straordinaria bellezza senza mai recidere le proprie radici umane, semplicemente facendole crescere a dismisura fino a raggiungere il cielo o l’orizzonte lontano, superando confini naturali e pregiudizi, tu questo sei capace di fare in ogni immagine e la fotografia diventa un racconto visionario ed una poesia indimenticabile. Se un fotografo riesce a narrarsi attraverso le sue immagini tu hai compiuto un passo in più includendo anche noi e la natura umana nell’evoluzione continua della tua scrittura di luce.

 

 

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Fotografie di Roberto Burchi
Link alla pagina Facebook dell’autore delle immagini: https://www.facebook.com/robyBurchi
Testo di Paola Palmaroli

8 risposte a "“I FOTOGRAFI SI RACCONTANO” ROBERTO BURCHI"

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