“I FOTOGRAFI SI RACCONTANO” PAOLO ROBY LAZZAROTTI

 

Paolo Roby

Lazzarotti:

un fotografo e il mare.

 

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Ogni fotografia di Paolo Lazzarotti,  dove il mare è il protagonista assoluto della scena, ci consente “un tuffo al cuore”nell’immaginario simbolico di questo elemento così importante per la nostra vita. Il mare come archetipo entra in simbiosi perfettamente con ogni nostro vissuto,  in modo naturale rispecchia i movimenti necessari che comunemente chiamiamo emozioni, poeticamente “sentimenti, amore “. Con le mareggiate o con la bonaccia sublima le passioni che agitano l’animo umano, donando pathos oppure una calma proverbiale alle nostre certezze, abitando ogni aspetto delle nostre esistenze. Osservate gli scatti eseguiti da Paolo Lazzarotti, il mare come i sentimenti si muove dall’interno verso l’esterno, seguendo le correnti più profonde e quelle esterne del cielo che lo lambisce con i suoi venti, vorticando  sia verso l’alto che verso gli abissi. L’animo umano si muove nello stesso modo laddove il silenzio sembra quello del primo giorno della creazione, dove tutto è stupore ed attesa fiduciosa. Dopo aver visto e conosciuto il mare, dopo aver incontrato e conosciuto l’amore, nulla sarà mai più come prima,  sembra suggerirci Lazzarotti nelle sue visioni.

Nella sequenza di immagini che vi proponiamo attraverso un video questo autore dichiara al mare tutta la sua fascinazione, una dichiarazione vera e propria come lo fu a suo tempo quella di William Turner, uno dei suoi pittori preferiti.  Il mare per Lazzarotti è sublime e contraddittorio eppure, allo stesso tempo, armonioso. Il bianco della spruzzaglia delle onde, dalle creste schiumate, è il colore associato classicamente al “bene”, i toni cupi delle ombre sono densi e contrastati lievemente non per definire il suo perfetto opposto, “il male” ma per definire un concetto più moderno che è racchiuso nell’ansiosa ricerca di se stessi, nel guardarsi allo specchio ed entrare nelle viscere della propria anima, qualsiasi sia “l’altro” che ci verrà incontro come sul mare, dovremo navigare con l’aiuto dei soli nostri mezzi ed accettare ogni cambiamento climatico anche improvviso adattandoci a ciò che ci offrirà la sua navigazione, adattandoci ad ogni situazione che la vita ci proporrà di giorno in giorno. Nelle visioni che scorgerete una dopo l’altra, troverete il mistero incastonato in scorci panoramici sublimi, con una contaminazione tra le tensioni del cielo e la razionalità tangibile della terra, degli scogli, che il mare tenterà sempre di vestire creandosi abiti su misura da indossare e far indossare a chi cercherà di fermarlo o di influenzare ogni onda che giunge e riparte dalla riva.

 

 

Citando William Turner potremmo senza tema di smentita descrivere non solo l’opera meravigliosa di questo poeta della luce e del mare ma, definire i confini tra fotografia e pittura verso cui Lazzarotti ci proietta ogni qualvolta riprende il mare nei suoi scatti. Per Turner: ” I corpi trasparenti dipendono a tal punto da ciò che ad essi si oppone che non avendo colore accettano tutti quelli che a loro vengono offerti”. Così accade nelle visioni di questo fotografo poichè il mare è trasparente e pronto ad accogliere ogni sfumatura di colore. Continuando con l’associazione tra l’estetica pittorica di Turner e quella fotografica di Lazzarotti cito ancora: ” L’acqua spesso ha un colore, ma quel colore varia continuamente grazie alla luce del sole, non si trasmette ai suoi riflessi od alle sue rifrazioni come un vetro colorato, quando tutto ciò che si vede è viziato da quel colore. Anche il più puro degli specchi dà una tonalità al cielo e man mano che il colore aumenta distrugge tutti i colori della natura con la sua monotonia, mentre l’acqua spesso sembra sfidare il cielo per luminosità e,  quando possiede il colore i suoi riflessi degli oggetti appaiono più plausibili. In breve, i loro effetti sono come le loro qualità. L’uno respinge il raggio diretto, l’altra lo assorbe.  L’acqua del mare è trasparente, mentre lo specchio/cielo è opaco” W. Turner.

https://m.youtube.com/watch?v=Z3rXs-QCo2I

 

 

 

 

L’acqua del mare così trasparente da accogliere il cielo simile ad uno specchio nelle immagini di Lazzarotti accade di berla con gli occhi tanto affascina. Senza raggiungere la smaterializzazione t0tale di ogni forma di vita od oggetto grazie alla  luce che l’attraversa,  riflessa ed assorbita questo fotografo sa riprendere gli elementi che determinano il movimento vorticoso od impetuoso delle onde con una tale poesia e forza descrittiva, con una tavolozza di colori così armoniosa ed incisiva, da lasciare a bocca aperta.  Ciò accadeva ai suoi contemporanei anche a William Turner con i suoi paesaggi che  anticipavano l’Impressionismo francese. Nelle fotografie che vi proponiamo in successione nel video accompagnate da una traccia musicale, noterete che l’acqua ed il cielo potrebbero essere capovolti determinando prospettive affascinanti e speculari,  tanto la luce sfuma i contorni  e la consistenza dei due elementi.  Le onde in particolar modo sono rese da un punto di vista materico simili ai vortici che si creano nelle pentole di rame cuocendo una minestra, un brodo primordiale che incanta in ogni suo scatto, onde simili a dei capelli, a zucchero filato, alla spuma di un bicchiere di birra alla spina, ad un manto di stoffa trasparente e leggerissimo, alla pelle di una donna dai toni madreperlacei.

 

 

 

Acqua del mare trasparente in simbiosi con un cielo che permette alla  stessa di specchiarsi in quel limpido universo dove aria ed acqua comunicano attraverso l’energia dei venti.

Il cielo co-protagonista nelle visioni di questo fotografo che tenta di rubare la scena al mare, in un susseguirsi di storie raccontate a due voci, un canto che viene assorbito da uno specchio così profondo da riuscire a contenere tutte le storie, gli umori, i sentimenti umani  e di trasformarli in echi lontani. Paolo Lazzarotti in ogni suo paesaggio ci introduce all’interno di un universo dove è il mare a parlarci, dove noi rimaniamo in assoluto silenzio, una sacralità resa magica dallo sguardo dell’autore, che con occhi  limpidi e puri come lo stupore infantile di fronte all’immensità di tale elemento,  ci chiede semplicemente di abbandonarci al suo incantamento, e come accadeva al pittore William Turner  secoli fa fotografando con i suoi schizzi nei suoi dipinti il mare in tempesta, od una nave pronta ad essere inghiottita da una bufera, il cielo posseduto dalla rivolta dei venti e da quella della luce, di risolverlo, ognuno a modo proprio. Il mare per Lazzarotti ha un potere purificatore, catartico, è energia pura, comunica incessantemente con ogni elemento che incontra lungo il suo cammino, non si ferma davanti quasi a nulla tranne che a contatto con il tempo e le sue più impervie scogliere.

 

 

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La fotografia di questo autore riesce non solo a rallentare ma pure a fermare l’eterno fluire delle correnti marine, un boato che fa tremare gli scogli, una mareggiata lenta ed in crescendo come in una sinfonia, una bonaccia pronta ad esplodere dall’interno  verso l’esterno tutti i suoi umori e passioni. Quel che stupisce è che il mare ricambia il fotografo, disarmato da tanto amore e passione mostrando il suo aspetto più vero, la sua bellezza sfolgorante, la sua inquietudine avvolgente, la sua penombra misteriosa, la sua luce malinconica e cristallina, la sua cupezza e rabbia improvvisa. Il mezzo fotografico può catturare e cristallizzare un istante preciso come pure l’anima che l’attraversa, in questo caso l’anima del mare, delle sue onde che trattengono il respiro per esplodere in spirali e vortici di inaudita bellezza e potenza. Il fotografo non rapisce ma incanta e fa sua la bellezza della verità insita nella natura che ci ciconda  e nel mare in particolare, fonte di nutrimento e di vita minacciato da più parti. La potenza e la forza di ogni onda che deflagra sulle rocce presso la riva, con un cielo che le accompagna insieme ai venti riflettendo il sorriso del mare, la sua dolcezza ed improvvisa inquietudine. Toni di colore di volta in volta morbidi, metallici, freddi o caldi, un mutuo dono di sè che ipnotizza.
Il fotografo è egli stesso lo specchio delle sue fascinazioni e come accadeva nelle opere di un altro pittore ammirato da Lazzarotti, il Caravaggio, il mare viene vissuto come portatore sano di un’immunità che rende sulla carta invincibili tranne nei confronti della verità, del destino. Nei dipinti di Caravaggio e nelle immagini di Lazzarotti il mistero del bene e del male si gioca nelle luci e nelle ombre, solo che per il pittore i contrasti erano l’anima stessa della storia da raccontare, dell’uomo come pure del figlio di Dio che si fa abitare dal bene e tentare dal male per conoscere l’umanità stessa di cui è il massimo referente ed allo stesso tempo giudice, mentre per Lazzarotti i contrasti sono insiti nella bellezza della potenza degli elementi che circondano l’uomo e lo fanno diventare sia preda che cacciatore. La drammaticità ed il pathos in questo fotografo hanno la fisicità e la bellezza sia oscura che limpida del Seicento  e dell’Ottocento nella storia della pittura. Chi osservando le sue vedute marine non penserà alle opere di Caspar David Friedrich, paragonando quell’ incantamento assoluto verso la gestualità della natura stessa, dai contrasti accesi di una mareggiata dove le luci scolpiscono i contorni di tale sfida e le ombre ne annullano i confini. Lazzarotti  non ha solo due occhi ma possiede lo sguardo tipico dell’anima che ancor di più rende ogni suo scatto irripetibile, dove la vista è il senso elettivo per antonomasia ma non esclude ne esilia gli altri quattro. Osservando meravigliosi spettacoli naturali  ecco giungere dal mare il suo odore, quello della salsedine, dei venti, ecco arrivare il sapore stesso che si percepisce respirando aerosol di spruzzi d’acqua che raggiungono i volti, le narici, le labbra. Ecco che dal mare viene stimolato anche il tatto con tutta la gamma di percezioni date dall’acqua, dalla roccia, dalla terra, dal vento tra le dita delle mani o tra i capelli, che fanno rabbrividire per l’eccitazione e non per il freddo. Ecco l’udito che  grazie al timbro variabile della voce del mare  permette ad una fotografia di andare oltre la sua superficie significante. Ecco l’odore del mare, della salsedine, dei venti, il sapore stesso che si percepisce respirando aerosol di spruzzi che colpiscono i nostri volti come uno schiaffo divenuto all’improvviso carezza, una tenerezza burbera disarmante. Ecco il tatto con tutta la gamma di percezioni date dall’acqua, dalla roccia degli scogli, dalla terra, dal vento tra le dita delle mani o tra i capelli, facendoci tremare per l’eccitazione e non per il freddo.
La fotografia che diventa testimone e veicolo della voce dell’anima del mare e non solo di quella delle sue corde vocali fuse nel suo incedere e nelle sue correnti. Una voce che esce dal perimetro di ogni scatto per raggiungerci e conquistarci, sia quando è in tempesta che quando il vento di tramontana soffia più costante  e meno nervoso del libeccio sopra un infinito che pare cerchi la finitezza di ogni senso terreno per toccare, vedere, sentire il senso del buio, quello della luce. Noi siamo ciò che apprendiamo, le suggestioni che decidiamo di assorbire, viviamo immersi in un ambiente naturale che ci rende consapevoli di un bisogno insopprimibile del nostro divenire: la libertà, il respiro della libertà che il mare trasmette con tutte le sue forze.

 

 

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Per questo autore che non è solo un fotografo ma pure un affabulatore straordinario di storie e di emozioni, di umori e di attimi fuggenti da lui catturati con grande abilità e sensibilità, gli elementi contenuti nei suoi scatti sono scolpiti dal suo sguardo abile e paziente che attraverso appostamenti mirati e grazie alla tavolozza cromatica a sua disposizione con l’avanzare del giorno e della notte gli permette di incontrare il cielo e la terra proprio in quel mare che li fa incontrare e li fonde nel suo incedere. Terra e cielo non stanno solo a guardare ma sono ottimi comprimari, in una realtà, quella del mare e del suo habitat che il mistero dell’assoluto riesce ad abitare ed a velare di malinconia e di struggente bellezza in inverno, di passione durante estati arroventate, di nostalgia durante i tramonti autunnali, di purezza e di genuino stupore in primavera. A noi la scelta di incontrarlo come lo ha vissuto questo autore cominciando proprio dai suoi scatti. Il cielo ed il mare sono nell’anima e negli occhi di questo autore, sa coa chiedere come ottenere quei ritratti fatti al mare che superano il senso del paesaggio stesso e del vissuto pittorialistico  insito nella storia dell’arte fotografica. Ogni fotografia è una dichiarazione d’amore struggente, è un crogiolo di elementi così contrastanti fra loro ma talmente in armonia grazie alla composizione di cui fanno parte, un equilibrio continuo tra passione e razionalità, una scrittura di luce indimenticabile e straordinaria che ci avvince dai primi suoi lavori.

 

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Che cosa è un’emozione? Lazzarotti non se lo chiede, la vive,  la traduce in visioni, come le onde catturano la riva ed il cielo fa suo il mare regalandogli tutte le tonalità e gli umori che lo attraversano. Un fotografo che ha imparato a non temere la scrittura di luce perchè da essa proviene solo verità e bellezza, la stessa che veste il dramma o la commedia umana, la felicità o la disperazione. Non aver paura di se stessi non significa non temere quel che potremmo diventare ma affrontarlo con lo stesso spirito avventuroso che animò i primi viaggiatori intorno al globo terrestre, attraverso mari ed oceani, gli stessi che tanto affascinano lo sguardo ed il cuore di un autore che ha saputo raccontarci la magia di quel liquido sospiro di vita, un amore a prima vista che è sotteso in ogni suo lavoro. L’emozione verso il mare è un incontro irripetibile  come quello che vi stiamo per propore insieme al racconto che il fotografo ha fatto di se stesso attraverso le sue opere. Paolo coglie un’alchimia perfetta tra elementi diversi, in una corrente di suggestioni che ogni onda porta a riva prima di riprendere il suo viaggio infinito verso orizzonti in perfetta comunione con lo sguardo del fotografo, appartenenti alla sua esperienza sensibile di uomo e di artista. ” Nulla è misterioso per l’uomo di mare se non il mare stesso, che è per lui l’amante di tutta una vita, imperscrutabile come il Destino”.
Grazie Paolo Lazzarotti, per il dono che ci fai ogni volta che apri gli occhi ed incontri il mare, immergendoci nelle sue suggestioni, nei suoi contrasti, nella sua semplice e limpida esistenza.


Testo di Paola Palmaroli

Fotografie di Paolo Roby Lazzarotti

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