“I FOTOGRAFI SI RACCONTANO” SALVATORE MONTEMAGNO

Nato in un’isola, la Sicilia,  dove il sole non concede tregua ed insegue le ombre Salvatore Montemagno vive da più di 30 anni circondato dalle nebbie della Pianura Padana. Dopo aver iniziato a fotografare nell’era dell’analogico si è entusiasmato per le infinite possibilità che l’era del digitale ha portato con sé. Oggi può controllare tutto il processo creativo che una fotografia racchiude in sé senza far intervenire elementi o soggetti esterni. Un tempo grazie alla camera oscura tutto questo già avveniva ma non tutti potevano permettersi di sviluppare e stampare i propri negativi.  Salvatore Montemagno ama cimentarsi in tutti i generi fotografici, nel ritratto eccelle come raramente mi è stato dato di vedere ma osservando i suoi paesaggi o le fotografie di street ci si rende conto subito della sua poliedrica capacità di usare il mezzo fotografico come se fosse al tempo stesso un pittore, uno scultore, un cesellatore di materiali diversissimi fra loro, uno stilista ed un sarto al tempo stesso, un musicista ed un direttore d’orchestra.

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La forza narrativa è la sua qualità principale, cui seguono la conoscenza della grammatica e della sintassi fotografica,  la casualità come fonte di spunti interessanti, sapendo trarre da ogni variabile indipendente una fonte di ispirazione, ama concentrarsi su un progetto anima e corpo senza dimenticare di aggiornarsi sulle nuove tecniche e metodologie capaci di essere manipolate a seconda delle sue esigenze.

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Salvatore Montemagno è un affabulatore di generi, sa fondere la ritrattistica con il paesaggio, la street con il concept minimalistico che certi luoghi naturali possiedono in sè, sa come chiedere ed ottenere da un soggetto l’espressività e l’interpretazione del suo vissuto, delle sue emozioni, attraverso l’uso della mimica facciale e di quella del suo corpo, Egli trae ispirazione da un sapiente ed accorto uso delle mani per cui ogni soggetto ritratto non è mai statico, sempre pronto a trasformarsi nello spazio e nel tempo, ad indossare maschere “vere come la finzione”,  ad interpretare se stesso catapultandosi in un gioco delle parti affascinante ed irripetibile.

 

Salvatore Montemagno ha cura di cogliere l’attimo fuggente, per esempio in un capannone industriale dismesso dove la luce può trasformare una ballerina classica in una visione di incomparabile bellezza, un concetto oltre che un’eterea presenza, una visione onirica oltre che una giovane donna in carne ed ossa. Non solo coreografie predefinite o progetti precisi e da eseguire alla lettera, piuttosto l’inventiva e la disposizione d’animo che porta il linguaggio fotografico oltre lo sguardo ed oltre sia il soggetto fotografato, fino a superare i confini fisici del luogo in cui è immerso, che sia in esterni od in uno studio, in edifici dismessi od abbandonati,  oppure all’aperto  in mezzo alla natura.

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La natura per Salvatore è complice e fonte di ispirazione continua, mette a proprio agio chi vuole scoprire la propria essenza senza impegnarsi troppo in rocamboleschi virtuosismi psico-analitici. Egli sa far entrare in simbiosi una modella con ogni elemento di un bosco, di una palude, di un lago, di un luogo abbandonato, presso una porta, lo stipite di una finestra, con la luce sua complice per meglio determinare e riconoscere la nascita di quell’istante perfetto che lui sa cogliere con estrema forza e poesia.

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Straordinari sono i ritratti, spesso fusi con i luoghi in cui si trovano immersi i soggetti, dove ogni dettaglio si fonde con atmosfere oniriche, rarefatte, saturando i colori, cesellando dettagli, permettendo alla luce di accarezzare un pensiero che veste quel volto o le mani che lo incorniciano. Mai pose statiche o fini a se stesse, sempre sguardi curiosi ed accorati su una femminilità che sprigiona un intima sofferenza  od una soffusa gioia, bellezza od incantamento, quell’essere donna mai delegato ai tratti somatici od agli attributi di genere piuttosto ai vissuti che li scolpisce giorno dopo giorno fino ad arrivare modellati secondo armonie diverse davanti agli occhi del fotografo che ce li vuole trasmettere e raccontare.

 

Questo sa fare Salvatore Montemagno, da un chiaro-scuro vedrete emergere l’espressione di un volto come se si stesse svegliando al mondo per la prima volta, da una cava di marmo emergerà il corpo diafano di una presenza femminile simile ad una dea appena creata o risvegliata dalla sua stessa creazione.

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Da un intrico di rami in una torbiera, presso una palude vedrete comparire una donna che sembra nata da quei rami, che come una gemma saprà far emergere il suo lato più vulnerabile ma al contempo più affascinante. Troverete volti che si volteranno a guardarvi e vi chiederete cosa stessero pensando o riflettendo in quel preciso istante per quella piega particolare assunta dalle labbra oppure per la capacità che hanno certi occhi di sorridere insieme a tutto il resto del viso, con delicatezza, in un crescendo di suggestioni e di stupore.

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Nei corpi che tentano di rimanere in equilibrio sulle punte riflettendosi nell’incantamento che sprigionano troverete quel ritmo morbido e quei guizzi improvvisi che hanno i nostri muscoli quando sono sollecitati a raccontare un umore, una sensazione, un sentimento.  Vi soffermerete su quella pacatezza che è un lieve tremore dei muscoli quando sono sollecitati a superare lo spasmo di una tensione capace di rendere un corpo simile al movimento delle ali di un uccello, per innalzarsi oltre la propria fisicità. Vi incanterete come me a scoprire come lavorando uno scatto in post-produzione si possa arrivare a creare una fotografia passando dalla progettazione mentale, passo dopo passo fino alla sua composizione finale.

 

Come un fotografo esperto ed appassionato Salvatore Montemagno usa tutti i sensi per tradurre un’armonia inquieta che veste anche i volti più giovani e freschi, che abita la postura ed ogni gesto compiuto come se fosse sempre stato lì davanti ai suoi occhi ad attendere di essere catturato.

 
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Nei suoi scatti scoprire gli accenti delle sonorità rock che questo autore predilige quando troverete modelle all’apparenza dure e forti come la pietra, pronte a sfidare anche i detriti di una casa o della propria anima per combattere senza tregua le macerie del proprio destino e sotto la loro pelle di una dolcezza struggente che i loro volti faranno trasparire senza tema di smentita.

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Nelle sue visioni paesaggistiche vi inoltrerete nelle brume di luoghi

fantastico dove non c’è stagione in cui non si possa ascoltare la voce non

di una ma di mille anime oltre la propria con valenze oniriche che vi

ipnotizzeranno.

 

 

In alcune scene vi sentirete come se il fotografo avesse scoperto cosa portano con sé tutte le mattine e le albe del mondo, come ci si risveglia consapevole che niente sarà mai più lo stesso, niente sarà mai più come prima.  Un’armonia “disarmonica”  che vi incanterà come la vita stessa, come la complicità tra tutti i sensi che il corpo umano usa per vedere, guardare, riconoscere il senso della luce, del buio, prima che sia tempo di andare. Negli occhi, nelle mani, nell’incedere di un corpo, nelle sue pause disarmanti che non sono immobilità ma attesa, nel profumo emanato dalla luce e dalle ombre, nel sapore di un gesto, nella bellezza di tutto ciò che ci circonda c’è sempre una nota stonata, un’armonia che si spezza.

 
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Salvatore Montemagno sa come rendere queste pause, questi contrappunti improvvisi, una corrente invisibile che scorre in ogni suo scatto, una malinconia struggente, un desiderio di riscattarsi, di rinnovarsi e purificarsi che da un volto ad un gesto si rivelano essere nient’altro che pura e semplice umanità, vista con occhi suoi e scritta con la luce, l’inchiostro del linguaggio fotografico. Straordinari scatti scoprirete essere stati partoriti da un autore capace di soffermarsi sull’istante irripetibile con la stessa dolcezza di un addio, con l’attenzione lucida e malinconica di chi sa trattenere per il bavero il presente, un momento prezioso, un gesto, un battito di ciglia, pronto a lasciarlo andare via solo quando un suo baluginio si troverà catturato in uno scatto fotografico.

 

 

Quando l’istinto si unisce all’improvvisazione fusa con un controllo totale del mezzo e del suo prodotto finito, quando l’entusiasmo e la curiosità non vengono mai meno, quando la tecnica viene appresa come se fosse un nuovo alfabeto imprimendo regole proprie alla sintassi tanto quanto alla grammatica di questo linguaggio così affascinante, ecco che vi troverete di fronte le fotografie di Salvatore Montemagno, figlio del suo tempo, delle sue idiosincrasie, dei suoi sogni, dei suoi disarmanti abbandoni, delle sue certezze e delle sue altrettanto feroci incertezze.

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Nato agli inizi degli anni sessanta in un secolo, il Novecento, dove le arti

visive hanno vissuto un nuovo Rinascimento, ha avuto la fortuna di

trovare a propria disposizione nuove tecnologie innovative, fondendo così

 la vecchia scrittura fotografica con quella dell’era digitale, portando con

sé quel che di meglio si doveva salvare dell’era analogica  e conquistando il

controllo del prodotto creativo in ogni fase della sua realizzazione grazie

all’era del digitale, della post-produzione.

 

 

Salvatore Montemagno è figlio del suo tempo ed ha allenato suoi occhi, uno sguardo attento ed accorato verso quel che lo circonda, con la curiosità di un bambino e la tenacia di un adulto, con il buon senso di un vecchio e lo stupore di un neonato, diventando testimone di un evento, di un fatto, di un’azione, di una riflessione, di un sentimento o di un’emozione con la consapevolezza che esistere significa anche questo:  “guardare” dentro e fuori se stessi.

Testo di Paola Palmaroli

Fotografie di Salvatore Montemagno 

Link dell’autore alle sue pagine Facebook:

https://www.facebook.com/salvatore.montemagno.photo/

https://www.facebook.com/montezuma962