“La prima è stata Eva”

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L’anima è la carne o la carne è l’ anima? Cosa scaturisce dallo sguardo di un uomo quando si sofferma sul corpo di una donna? Poesie? Musica? Semplicemente desiderio oppure con i suoi occhi fotografa quel che la donna mostra e cela allo stesso tempo?

 

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Fabrizio Caratelli nutre il proprio immaginario attraverso la traduzione e la trasmissione fotografica dei mille aspetti che compongono il corpo femminile e l’animo umano che lo abita.

Troverete immagini dove verrà reso onore ad ogni dettaglio anatomico del corpo femminile con una tale delicatezza e potenza descrittiva che da un punto di vista narrativo queste immagini parlano da sole,  o meglio, con occhi suoi possiamo ritrovarci a visitare l’ideale femminile degli ultimi cinquemila anni.

 

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Cosa dovete aspettarvi dai suoi occhi?

Semplicemente una donna.

Potrebbe fotografare la stessa donna mille ed una volta e risulterebbe sempre diversa e nuova grazie alla sua curiosità ed al suo istinto fotografico che trascende anima e corpo per dar vita al femminino sacro che dalla notte dei tempi  ha influito sui rapporti tra i due generi umani e subito attacchi di ogni tipo perfino dalle donne.

Le sue fotografie ne ristabiliscono sia la sacralità che la seduzione.

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“La prima è stata Eva” a far cosa?

A sedurre sia l’uomo che il diavolo, a decidere di conoscere sia il bene che il male, a farsi maledire da Dio per poi essere sublimata dal piede della Madre di Dio che schiaccerà la testa del serpente/Satanatroppo orgoglioso  per non aver compreso che la guerra tra la carne e l’anima non è mai stata ne vinta ne persa, solo evocata come un sogno trasformatosi in incubo.

Nelle fotografie di Fabrizio tale incubo è solo un sogno così reale e tangibile da risultare un archetipo universalmente riconosciuto.

 

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Cosa cerca Fabrizio in ogni donna?

Le sue immagini racchiudono tutto l’immaginario collettivo maschile di ogni tempo e luogo.

Potrebbe aver cercato quello che le donne non dicono mai ma mostrano con più facilità perchè conoscono da sempre il potenziale seduttivo del loro corpo.

Oppure potrebbe non cercare ma aver trovato ciò per cui si sono accaniti sul corpo femminile per poterlo gestire da secoli: la chiave della sua fascinazione assoluta, quel “quid” che fa girare la testa ad un uomo e non ritrovarla più se non dopo averla persa per sempre.

 

 

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Troppo facile sarebbe se fosse così.

Il fotografo ci dona diverse chiavi di lettura, ci propone una miriade di percorsi sia visuali che narrativi per svelare a ciascuno di noi, donne comprese, cosa sia importante guardare e sentire, vivere ed abitare, esprimere e mostrare,  in una sola parola “essere donne”.

 

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Cosa ha in mente Fabrizio quando fotografa? Non è importante leggere nei suoi pensieri ma capire perchè abbia scelto il linguaggio fotografico per definire la sua lettura dell’universo femminile.

Guardare fa parte dell’esperienza umana di ognuno di noi ma vedere è qualcosa di più articolato e complesso che non si esaurisce in mille foto e neppure in dieci mila.

 

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L’uomo che sta guardando alle donne, riprese in queste immagini, le ama, le ammira, ne è curioso, non è solo desiderio il suo, anche, è un miscuglio di amore e di partecipazione emozionale verso ogni dettaglio del loro corpo e della loro essenza.

 

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Cosa fa la differenza tra un uomo che guarda alle donne ed uno che le vede per quello che sono? La risposta in ognuno degli scatti che vi propone l’autore degli stessi.

 

Un uomo che sa guardare e vedere le donne le sa ascoltare, è capace di entrare in ogni piega del loro vissuto come si entra nel loro corpo dando al vaso ed al suo contenuto un’alchimia ed un’armonia di intenti e di emozioni che l’arte ha da sempre cercato di tradurre e circoscrivere in simboli universali.

 

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Tra mille e più scatti che ho potuto visualizzare eccone solo una parte per farvi entrare non solo nell’universo di Fabrizio ma in quello delle donne che lui incontra, osserva, ascolta, di cui conosce il nome e sa leggere cosa i loro corpi potrebbero raccontare di magico e la loro anima descrivere con una luce indimenticabile.

 

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Un fotografo che non ha un solo universo da farci visitare ma  una moltiplicazione continua di galassie e di nebulose in cui rivelare la magia della vita e della bellezza come seconda pelle di ogni donna.

Avremo tanti tipi di bellezze diversi e tutti ugualmente validi e preziosi, potremo sentirci belle anche quando non lo siamo se veniamo guardate come ci guarda lui, con interesse, fascinazione e partecipazione sinceri.

 

 

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Se la prima è stata Eva sono convinta che Adamo arrivato per secondo non sia stato da meno l’artefice del nostro futuro comune.

Una coppia, un connubio, un sodalizio che ha attraversato momenti difficili e bui come pure stati di grazia che il fotografo ci rammenta in ogni suo scatto.

Addormentarsi con negli occhi l’ultima visione della giornata, le sue mani che ci scolpiscono e ci fotografano così come siamo.

 

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Le donne che vivevano nelle caverne questo speravano di vedere negli occhi dei loro uomini e disegnato sulle pareti e Fabrizio non ha fatto altro che fissare per sempre nei suoi scatti la dolcezza da lui provata di fronte ad un corpo femminile, alla sua nudità disarmante, alla sua sensualità e fascinazione, a quel misto di ferocia e di dolcezza che la luce ed il buio hanno vestito nei secoli il destino delle donne, qui una luminosità soffusa e delicata che affascina  e comuove allo stesso tempo.

 

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Con occhi suoi l’uomo  ha scolpito nel suo immaginario ogni donna incontrata, con occhi suoi l’uomo fotografa ogni giorno le donne per farle sopravvivere al tempo ed allo spazio.

L’altra metà del cielo spesso si cerca e si trova in una simbiosi che  crea  suggestioni cui non sappiamo dare un nome ma di cui conosciamo benissimo il senso ed il significato e nelle fotografie che potete ammirare tale sintassi è un miracolo compiuto.

Questo ha fatto Fabrizio Caratelli e di questo infinitamente lo ringrazio.

 

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Fotografie  di Fabrizio Caratelli

Testo di Paola Palmaroli

 

 

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