“I fotografi si raccontano”: Lillo Bonadonna

Lillo Bonadonna è nato il 1 maggio del 1969, poche settimane prima che l’uomo raggiungesse per la prima volta la Luna e lasciasse le sue impronte su quel satellite associato all’anima ed al corpo delle donne dalle culture più antiche, simbolo dell’essenza della femminilità.

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Osservando i suoi ritratti si scopre una simbiosi struggente tra la sua sensibilità ed un universo, quello femminile che abita e veste il corpo e lo sguardo di ogni donna, donandoci mistero e sensualità, dolcezza e fragilità, forza ed abbandono allo stesso tempo.  L’autore di questi scatti conosce molto bene le donne, quelle della sua terra, la Sicilia, sa che da tempi immemorabili parlano con gli occhi e non smettono mai di farlo neppure invecchiando. Le scoprirete in ogni sua fotografia mentre vi guarderanno  attraverso occhi limpidi e fieri, dolci e severi, affascinanti e diretti, orgogliosi e consapevoli di essere la sorgente di una fonte di seduzione e di fascino che non si spegne neppure quando le palpebre si abbassano, come una fiamma eterna alimentata dal rispetto e dall’amore verso il loro sentire ed essere da parte di uomini come Lillo Bonadonna. Perchè Lillo prima che fotografo è soprattutto un uomo,  c’è uno stupore ed una commozione continua, una fascinazione assoluta ed un incantamento struggente  nel poter accedere a quell’universo femminile complementare alla sua natura umana.

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Nelle sue fotografie troverete volti immensi per bellezza come la purezza cristallina di certi cieli estivi,  volti profondi ed affascinanti come il mare, sguardi simili alla lava incandescente di un vulcano che lentamente e morbida scende fino al mare lungo i fianchi di un monte. Grazie ai volti di queste donne troverete nelle loro ombre un fascino ancora più suadente, perchè esistono bambine che sembrano donne cresciute troppo in fretta, ci sono giovani donne che sembrano fanciulle appena risvegliate dopo un lungo sonno, ci sono donne apparentemente comuni che paiono dee nella loro ordinaria quotidianità resa straordinaria dallo sguardo di chi le vede e le sente vicine, di chi le ama e le rispetta come se rinascesse ogni volta nei loro sguardi, nel loro esistere, che siano madri, figlie, compagne di vita, amiche o sorelle, sempre e solo donne.

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Gli occhi sono il centro dell’universo femminile nelle visioni di Lillo Bonadonna che non tralascia ne trascura le mani od altre parti del corpo, facendo attenzione  ai gesti abili e sapienti come semplici carezze,  come movenze delicate che sanno come valorizzare un profilo od una spalla, un busto armonioso od un collo sinuoso, le dite delle mani od i polsi.

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Negli occhi dei bambini che lui riprende troverete quella curiosità infantile che tanto ci è cara, che riempe i nostri sogni e le nostre speranze. Sguardi ammutoliti o che parlano da lontano, ritratti capaci di uscire dai confini di una fotografia per raggiungervi e non lasciarvi mai più.

Sguardi maschili e non solo femminili, rughe che sulla pelle navigano tra il passato ed il presente fino a raggiungere la corrente dei pensieri e delle emozioni che sprofondano in quei meandri  simili al delta di un fiume, la vita, rendendo i volti unici, come irripetibile è il viaggio di ciascuno di noi.

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La grazia e l’eleganza con cui questo autore sa tratteggiare atmosfere ed umori è pari solo alla conoscenza tecnica del mezzo usato. Dall’età di 25 anni fino ad oggi la sua crescita si è arricchita di nuovi spunti e fonti di ispirazione. Sa scavare dentro un volto come pure all’interno di uno spazio dove l’essere ritratto effonde tutta la sua magia e struggente umanità.

Sembra facile scoprire ed imparare a conoscere il suo stile, eppure questo fotografo si adatta magistralmente al volto di ogni singolo individuo, cogliendone la personalità ed i sentimenti come pochi altri, entrando in comunicazione con il soggetto con umiltà ed infinito amore, e così facendo ogni fotografia risulta unica ed irripetibile. Quell’amore verso i suoi simili che traspare da un sorriso, da uno stupore, da un incantamento, da un sentimento pronto ad emergere dalla luminosità di un volto e ad abbracciarvi.

La cura per i dettagli è straordinaria, osservate come i capelli di una donna o ciò che indossa sono ripresi con estrema attenzione pur mantenendo una naturalezza elegante e mai caricaturale attraverso una gestualità raffinata. Osservate come quella naturalezza sia sapientemente stimolata ad accompagnare un sorriso che deflagra negli occhi, oppure segue il movimento di occhi abbassati e stanchi, oppure espressioni fiere e coinvolgenti, struggenti quanto non mai anche quando guardano lontano oltre la superficie significante dello scatto in cui sono state fissate per sempre.

Lillo Bonadonna con un ritratto di donna anziana, una vecchia splendida donna, vi farà comprendere cosa vuol dire guardare e non solo vedere nell’animo di ciascuno di noi. Riuscire a ritrarre una donna invecchiata con quello sguardo è un privilegio. Emerge la sua forza, il suo orgoglio, la fierezza nell’affrontare la vita in ogni nuovo giorno,  la mano appoggiata sul petto presso il cuore e quelle dita consumate dal lavoro sono sempre pronte a trasmettere un’energia indomabile. Lillo Bonadonna ha fatto rinascere da ogni sua ruga, da quell’intensità che gli occhi sprigionano, la ragazza che era, la donna che è stata e la splendida vecchia che è diventata. Non conosciamo il suo nome ma potrebbe essere quello delle nostre madri o nonne, di sicuro il suo nome è ” donna”.

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Negli occhi di ogni donna un mondo in cui perdersi, nei tuoi occhi occhi amico mio, nei tuoi ritratti, la  fascinazione assoluta verso quell’universo che ci regala non solo bellezza ma anche una sensazione rassicurante e pregna di tenerezza.

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Grazie Lillo!
Testo di Paola Palmaroli
Fotografie di Lillo Bonadonna
Link alla pagina di questo autore su Facebook:
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“I fotografi si raccontano”: Salvatore Montemagno

Nato in un’isola, la Sicilia, dove il sole non concede tregua inseguendo le ombre ovunque, Salvatore Montemagno vive da più di trent’anni circondato dalle nebbie della Pianura Padana.
Il sole della sua terra, la luce morbida della pianura sono aspetti che fanno parte del suo modo di guardare e di fotografare.
Dopo aver iniziato ad usare il mezzo fotografico nell’era dell’analogico è passato all’era del digitale entusiasmandosi per le infinite possibilità insite  nelle nuove tecnologie. Oggi può controllare tutto il processo creativo che una fotografia racchiude in sé senza far intervenire nessuna variabile esterna, elementi o soggetti estranei che siano.
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Un tempo grazie alla camera oscura tutto questo già avveniva ma non tutti potevano permettersi di sviluppare e stampare i propri negativi. Salvatore ama cimentarsi in tutti i generi fotografici, nel ritratto eccelle in modo straordinario ed osservando i suoi paesaggi o le fotografie di genere street ci si rende conto subito della sua poliedrica capacità di usare il mezzo fotografico come se fosse al tempo stesso un pittore, uno scultore, uno stilista ed un sarto al tempo stesso, un musicista ed un direttore d’orchestra, lo strumento musicale e le note di uno spartito.
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La potenza narrativa dei suoi scatti è la sua qualità principale  cui non sono da meno la conoscenza della grammatica e della sintassi fotografica, ovvero della tecnica e delle sua naturale evoluzione. Sa cogliere la casualità di un gesto o di un baluginio di luce come fonte di ispirazione, sa creare situazioni trovando spunti interessanti da tutto ciò che lo circonda, sapendo trarre da ugni variabile indipendente dalla sua volontà un’idea, un quid per dar forma e luce ad un’emozione. Ama concentrarsi su un progetto anima e corpo, aggiornandosi continuamente sulle innovazioni tecniche proposte nell’era del digitale, manipolate a seconda delle sue esigenze creative.
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Salvatore Montemagno è un affabulatore di generi fotografici diversissimi fra loro, sa fondere la ritrattistica con il paesaggio, la street con il concept minimalistico che certi luoghi naturali possiedono in sè, sa come chiedere ed ottenere da un soggetto l’espressività e l’interpretazione del suo vissuto, delle sue emozioni, attraverso l’uso della mimica facciale e di quella del suo corpo. Trae ispirazione da ogni gesto compiuto, da un accorto uso delle mani per esempio, per cui ogni soggetto ritratto non è mai statico e fa scivolare via tutte le maschere indossate “vere come la finzione”,  annullando un gioco delle parti che il fotografo  sa evocare magicamente come pure svestire di ogni trucco od orpello.
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Salvatore Montemagno ha ben presente cosa significhi in fotografia l’attimo fuggente. Ad esempio in un capannone industriale dismesso dove la luce può trasformare una ballerina classica in una visione di incomparabile bellezza, egli fonde il concetto di armonia e di bellezza con una presenza eterea indimenticabile, una visione onirica oltre che una giovane donna in carne ed ossa. Non solo coreografie predefinite o progetti precisi e da seguire alla lettera, piuttosto l’inventiva e la disposizione d’animo che porta il linguaggio fotografico oltre lo sguardo sia del soggetto fotografato che del fotografo, per lasciare noi fruitori la libertà di creare nuove storie,  superando i confini fisici del luogo in cui sono immersi entrambi. In esterni od in uno studio, in edifici dismessi od abbandonati,  oppure all’aperto  circondati dalla natura c’è sempre una sorgente di ispirazione per chi usa la vista come strumento d’elezione per dar vita a storie, per catturare emozioni ed atmosfere e, Salvatore riesce ad armonizzare ogni alchimia con grande abilità e creatività. La natura per Salvatore è complice e fonte di ispirazione continua, mette a proprio agio chi vuole scoprire la propria essenza senza impegnarsi troppo in rocamboleschi virtuosismi psico-analitici. Egli sa far entrare in simbiosi una modella con ogni elemento di un bosco, di una palude, di un lago, di un luogo abbandonato, presso una porta o lo stipite di una finestra, con la luce sua perfetta complice per meglio determinare e riconoscere la nascita di quell’istante perfetto fissato con estrema forza e poesia.
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Straordinari sono i ritratti, spesso fusi con i luoghi in cui si trovano immersi i soggetti, dove ogni dettaglio si fonde con atmosfere oniriche, rarefatte, saturando i colori, cesellando dettagli, permettendo alla luce di accarezzare un pensiero che veste quel volto o le mani che lo incorniciano. Mai pose statiche o fini a se stesse, sempre sguardi curiosi ed accorati su una femminilità che sprigiona un intima sofferenza  od una soffusa gioia, bellezza od incantamento, quell’essere donna mai delegato ai tratti somatici od agli attributi di genere piuttosto ai vissuti che li scolpisce giorno dopo giorno fino ad arrivare modellati secondo armonie diverse davanti agli occhi del fotografo che ce li vuole trasmettere e raccontare.
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Questo sa fare Salvatore Montemagno, da un chiaro-scuro vedrete emergere l’espressione di un volto come se si stesse svegliando al mondo per la prima volta, da una cava di marmo emergerà il corpo diafano di una presenza femminile simile ad una dea appena creata o risvegliata dalla sua stessa creazione.
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Da un intrico di rami in una torbiera, presso una palude vedrete comparire una donna che sembra nata da quei rami, che come una gemma saprà far emergere il suo lato più vulnerabile ma al contempo più affascinante. Troverete volti che si volteranno a guardarvi e vi chiederete cosa stessero pensando o riflettendo in quel preciso istante per quella piega particolare assunta dalle labbra oppure per la capacità che hanno certi occhi di sorridere insieme a tutto il resto del viso, con delicatezza, in un crescendo di suggestioni e di stupore.
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Nei corpi che tentano di rimanere in equilibrio sulle punte riflettendosi nell’incantamento che sprigionano troverete quel ritmo morbido e quei guizzi improvvisi che hanno i nostri muscoli quando sono sollecitati a raccontare un umore, una sensazione, un sentimento.  Vi soffermerete su quella pacatezza che è un lieve tremore dei muscoli quando sono sollecitati a superare lo spasmo di una tensione capace di rendere un corpo simile al movimento delle ali di un uccello, per innalzarsi oltre la propria fisicità. Vi incanterete come me a scoprire come lavorando uno scatto in post-produzione si possa arrivare a creare una fotografia passando dalla progettazione mentale, passo dopo passo fino alla sua composizione finale. Come un fotografo esperto ed appassionato Salvatore Montemagno usa tutti i sensi per tradurre un’armonia inquieta che veste anche i volti più giovani e freschi, che abita la postura ed ogni gesto compiuto come se fosse sempre stato lì davanti ai suoi occhi ad attendere di essere catturato.
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Nei suoi scatti scoprire gli accenti delle sonorità rock che questo autore predilige quando troverete modelle all’apparenza dure e forti come la pietra, pronte a sfidare anche i detriti di una casa o della propria anima per combattere senza tregua le macerie del proprio destino e sotto la loro pelle di una dolcezza struggente che i loro volti faranno trasparire senza tema di smentita. Nelle sue visioni paesaggistiche vi inoltrerete nelle brume di luoghi fantastico dove non c’è stagione in cui non si possa ascoltare la voce non di una ma di mille anime oltre la propria con valenze oniriche che vi ipnotizzeranno.
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Vi sentirete come se il fotografo avesse scoperto cosa portano con sé tutte le mattine e le albe del mondo, come ci si risveglia consapevoli che niente sarà mai più lo stesso, niente sarà mai più come prima.  Un’armonia “disarmonica”  che vi incanterà come la vita stessa, come la complicità di tutti i sensi che il corpo umano usa per vedere, guardare, riconoscere il senso della luce, del buio, prima che sia tempo di andare. Negli occhi, nelle mani, nell’incedere di un corpo, nelle sue pause disarmanti che non causano immobilità ma attesa, nel profumo emanato dalla luce e dalle ombre, nel sapore di un gesto, nella bellezza di tutto ciò che ci circonda c’è sempre una nota stonata, un’armonia che si spezza.
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Salvatore Montemagno sa come rendere queste pause, questi contrappunti improvvisi, una corrente invisibile che scorre in ogni suo scatto, una malinconia struggente, un desiderio di riscattarsi, di rinnovarsi e purificarsi che da un volto ad un gesto si rivelano essere nient’altro che pura e semplice umanità, vista con occhi suoi e scritta con la luce, l’inchiostro del linguaggio fotografico. Straordinari scatti scoprirete essere stati partoriti da un autore capace di soffermarsi sull’istante irripetibile con la stessa dolcezza di un addio, con l’attenzione lucida e malinconica di chi sa trattenere per il bavero il presente, un momento prezioso, un gesto, un battito di ciglia, pronto a lasciarlo andare via solo quando un suo baluginio si troverà catturato in uno scatto fotografico.
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Quando l’istinto si unisce  ad un controllo totale del mezzo e del suo prodotto finito, quando l’entusiasmo e la curiosità non vengono mai meno, quando la tecnica viene appresa come se fosse un nuovo alfabeto imprimendo regole proprie alla sintassi tanto quanto alla grammatica di questo linguaggio così affascinante, ecco che vi troverete di fronte le fotografie di Salvatore Montemagno, figlio del suo tempo, delle sue idiosincrasie, dei suoi sogni, dei suoi disarmanti abbandoni, delle sue certezze e delle sue altrettanto feroci incertezze.
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Nato agli inizi degli anni sessanta in un secolo, il Novecento, dove le arti visive hanno vissuto un nuovo Rinascimento, ha avuto la fortuna di trovare a propria disposizione nuove tecnologie innovative, fondendo così  la vecchia scrittura fotografica con quella dell’era digitale, portando con sé quel che di meglio si doveva salvare dell’era analogica  e conquistando il controllo del prodotto creativo in ogni fase della sua realizzazione grazie all’era del digitale, della post-produzione .
Salvatore Montemagno è figlio del suo tempo ed ha allenato i suoi occhi, uno sguardo attento e partecipe verso quel che lo circonda, con la curiosità di un bambino e la tenacia di un adulto, con il buon senso di un vecchio e lo stupore di un neonato, diventando testimone di un evento, di un fatto, di una riflessione, di un sentimento o di un’emozione, pronto a testimoniare un’esperienza estetica ed a farsi veicolo della bellezza stessa,  con la consapevolezza che esistere significa anche questo:  “guardare” dentro e fuori se stessi.

 

Fotografie di Salvatore Montemagno
Link alla pagina Facebook di Salvatore  Montemagno::
https://www.facebook.com/salvatore.montemagno.photo/?fref=ts

Testo di Paola Palmaroli

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“I fotografi si raccontano”: Domenico Monteleone

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Domenico Monteleone nasce come ritrattista e successivamente si metterà in gioco come fotografo riprendendo il corpo femminile e raccontandoci le sue infinite suggestioni. Potremmo sintetizzare in una parola “Glamour” il genere dove questo fotografo sta realizzando i suoi migliori lavori ma saremmo estremamente riduttivi. Domenico Monteleone ha semplicemente effettuato un cambio di prospettiva ritraendo un corpo e mostrando come ogni sua parte possa esprimere le stesse emozioni e suggestioni di un volto di donna, come le due parti non siano staccate ma fuse, unite non solo dal collo ma dal cervello e dall’anima dell’universo femminile.

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Non è da tutti rimanere in equilibrio tra due confini sottili che rendono il corpo delle donne un tempio, una manifestazione armoniosa ed onirica dell’animo femminile, un alleato perfetto per riuscire a sublimare la bellezza in quanto esperienza visiva e di vissuti intorno alla sua essenza, piuttosto che un’espressione caricaturale dello stesso.  Quell’agglomerato di muscoli, ossa e tendini, di vene e di pelle nelle sue immagini acquista un valore aggiunto straordinario perché lo sguardo del fotografo indugia nella capacità di sublimare il tempo ed i pensieri in movimenti impercettibili, in sguardi e gesti, in dettagli che finiscono per vestire la pelle di ogni modella della loro essenza di donne.

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Saper raggiungere tali vette espressive significa innanzitutto amare le donne, guardarle con amore e rispetto, saperle raccontare con infinito stupore ogni volta rinnovato dalla conoscenza di un determinato aspetto da mettere in risalto.

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Non da meno è la conoscenza dell’uso delle luci e delle ombre di questo straordinario fotografo, che trasforma la pelle di un corpo femminile in una stoffa, in un tessuto capace di farsi tagliare e cucire da un raggio di luce proveniente dall’esterno di un luogo o dalle ombre che ne abbracciano le pieghe e le linee perfette. Come accade solo nella danza quelle linee armoniose ritornano nei suoi ritratti dove la femminilità è il soggetto predominante, dalla linea delle spalle a quella del collo o di una schiena, delle gambe come delle braccia, dei fianchi o di un ventre, dei seni e del profilo di un volto. Ogni gesto è ripreso come al rallentatore, con le modelle  egli parla con voce bassa e calma, le mette a proprio agio, cerca di far emergere il loro lato più profondo e vero, quella bellezza naturale e semplice che solo la sicurezza in se stesse ed in chi hanno di fronte funge da catalizzatore e da accordo ideale per trovare il ritmo giusto, l’alchimia perfetta tra essere e movimento, tra forma e contenuto.

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Un tempo si scolpivano le forme di un corpo femminile, oggi si sublimano attraverso la fotografia e la coreografia di un sogno, quello di un uomo incantato davanti alla meraviglia della vita che quei corpi custodiscono, di fronte alla bellezza che emanano. Un crogiolo di incantamenti e di fascinazioni emergono dai suoi scatti, dove un filo di perle rammenta la rotondità di un seno, dove la luce veste come una seconda pelle la dolcezza di una movenza.

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Donne che non vogliono sedurre ma incantare, che per prime stanno risvegliandosi da un sogno, da quella creazione che le ha viste incedere inizialmente in un eden e poi in ogni nuovo giorno del creato attraversate dagli sguardi amorevoli ed ammirati degli uomini che avevano accanto, che cercavano di scoprire il filo che univa quella perfezione di forme ad una danza appena accennata, quella della vita che scorreva in loro.

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Troverete volti rilassati, sguardi non ammiccanti ma sorpresi e stupefatti, sognanti e divertiti, morbidi ed in attesa, troverete mani e braccia che trattengono un lembo di stoffa, che sbottonano una camicetta, che indolenti sono lasciati andare presso divani o lungo i corpi assopiti, adagiati in un sonno profondo. Troverete sempre incarnati rivestiti dalla luce soffusa che dai toni alti a quelli più bassi non avranno mai bisogno di trucchi accentuati per far emergere i connotati preziosi che li abitano.

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Finirete per rimanere ipnotizzati nell’ammirare tanta bellezza e fascinazione che lo sguardo del fotografo dipinge e fissa per sempre sulla superficie significante di ogni suo scatto. Le finestre e le fonti di luce in ogni suo scatto sono come il suo sguardo, delle carezze che vanno a descriverci la bellezza di un corpo femminile, la sua dolce sensualità, la sua capacità di trasformarsi in una danza continua mentre vivono, dormono, esistono.

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Nei volti sa cogliere quel quid che rende ogni scatto unico ed irripetibile come le impronte digitali, nei corpi sa trarre tutti gli elementi necessari per renderli dei ritratti a tutto tondo della malia che da epoche lontanissime cattura l’uomo di fronte al corpo della sua donna, accarezzandolo con gli occhi prima ancora che con le dita della sua mano. Come poteva il linguaggio fotografico  non cogliere al balzo questa sfida?

 

 

Domenico Monteleone ha saputo fondere se stesso nel mezzo usato per narrarci quel che resta di un incantamento, un sogno che dalle caverne alle fotografie digitali, dai dipinti ai ritratti creati con le nuove tecnologie, dall’analogico al digitale dell’era della fotografia, ci ha raggiunti ammaliandoci. Egli ci ha invitato a posare con attenta partecipazione uno sguardo delicato sul corpo delle donne, come solo chi le ama e le rispetta riesce a fare, raccontandoci uno stupore, che si rinnova in ogni nuovo giorno come se scoprisse quei corpi per la prima volta ad ogni nuovo scatto.
Comunicare con le modelle, metterle a proprio agio, non rendere le pose statiche ma coglierle mentre si stanno muovendo, interpretando se stesse ed una femminilità sognante, introspettiva, carnale e sensuale ma con quel tocco di romanticismo che addolcisce ogni gesto ed espressione del volto. Scegliere accuratamente sia l’abbigliamento che le location, una collaborazione continua tra i vari soggetti che contribuiscono alla realizzazione di un progetto, di uno scatto, questo è l’universo in cui opera Domenico Monteleone, un fotografo per passione, che agisce senza i limiti temporali professionali, le influenze di una commissione precisa, capace di passare dal bianco e nero al colore e viceversa con una grande duttilità e conoscenza del mezzo.
Grazie Domenico per non aver reso statici i corpi ed i volti delle donne, per averli arricchiti ogni volta di una fascinazione palpabile e naturale, vera ed indissolubile, mettendo in risalto con semplicità e sapienza ogni dettaglio e movimento sia dei muscoli che delle emozioni, capaci di vestire come una seconda pelle l’anima e gli sguardi di ognuna di loro.

 

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Profumo di donna in ogni tuo scatto Domenico Monteleone,  un’esperienza visiva indimenticabile che coinvolge tutti i nostri sensi.
Testo di Paola Palmaroli
Fotografie di Domenico Monteleone.
https://www.facebook.com/monteleonephoto/?fref=ts

English Version:
” Monteleone born as a portrait painter and later gets involved as a photographer portraying female body and telling her endless fascination. We could summarize in one word “Glamour” the genre where this artist is making his best works but we would be extremely reductive. Domenico Monteleone has just made a change of perspective by portraying a body and showing how each part can express the same emotions and feelings of a woman’s face.
It’s not easy to stay balanced between two thin borders that make women’s bodies a temple, a harmonious and dreamlike demonstration of feminine soul, a perfect ally in order to sublimate the beauty as a visual experience and the experience around its essence, rather than a caricatural expression of the same. The agglomeration of muscles, bones and tendons, veins and skin in his images acquires an extraordinary added value because the eye of the photographer lingers in the ability to sublimate the time and thoughts in subtle movements, glances and gestures, in details that end up dressing the skin of every model of their essence of women.
Knowing how to reach these heights of expression means first of all to love women, looking at them with love and respect, knowing how to tell with infinite amazement every time renewed by the knowledge of highligh a particular aspect.
No less important is the knowledge of the use of lights and shadows of this extraordinary photographer, who transforms the skin of a female body in a fabric that can be cut and sew by a ray of light coming from the outside of a place or from the shadows that envelope the pefect creases and lines. As happens only in the dance those harmonious lines come back in his portraits of women, from the line of the shoulders to the neck or the back, the legs or the arms, hips or belly, breasts and a face profile. Every gesture is taken in slow motion, with models this photographer continues to speak in a low calm voice, puts them at ease, try to bring out their deeper and true side, the natural and simple beauty that only the certanty in themselves and in who is opposite serves as the perfect deal to find the right rhythm, the perfect alchemy between being and movement, between form and content.
Once female bodies were sculpted, today are sublimated through photography and choreography of a dream, the one of a charmed man in front of the wonder of life that those bodies preserve, at the beauty emanating. A melting pot of enchantment and fascination emerging from his shots, where a string of pearls recalls the roundness of a breast, where the light fits like a second skin the sweetness of a bearing.
Women who do not want to seduce but enchant, who first are waking from a dream, from the creation which has seen them gait initially in an eden and then in each new day of the creation criossed by the loving and admired glances of the men beside them, who are trying to discover the thread that linked the perfection of forms to a dance just mentioned, that of life that flowed into them.
You will find faces relaxed, not winking glances, but surprised and amazed, amused and dreamy, soft and waiting, you will find hands and arms that hold a strip of cloth, which unbutton a blouse, who indolent have indulged in sofa or along the slumbering bodies, lying in a deep sleep. You will always find the fleshy pink covered by the soft light that from high to low tones will never need accentuated tricks to bring out the valuable characteristics that inhabit them.
You’ll end up staying hypnotized in admiring so much beauty and fascination depicted by the photographer’s gaze and that fixed forever on the significant surface of each of his shots. The windows and lights in each of his shots are like his eyes, caresses going to describe the beauty of a female body, her gentle sensuality, his ability to transform into a continuous dance while they live, sleep, exist.
In the faces you can grasp something that makes each shot unique and unrepeatable like fingerprints, in bodies he is able to bring all the elements necessary to make comprehensive portraits of the spell that from immemorial time captures the man in front of the body of his wife, caressing it with her eyes even before with the fingers of his hand. How could the language of photography not grasp this challenge and trasmits all of this?
Domenico Monteleone has managed to blend itself with his equipment to tell us what remains of an enchantment from the caves to digital photography, from paintings to portraits created with new technology, from analog to digital era of photography, he has joined us bewitching us. He invited us to pose with careful participation a mild gaze on women’s bodies, as only those who love them and respect them can do, telling us an astonishment that is renewed in each new day as if he found those bodies for the first time in every shoot.
Communicate with models, put them at ease, not make static poses but portray them while they are moving, playing themselves and a dreamy femininity, introspective, carnal and sensual but with a touch of romance that sweetens every gesture and facial expression. Choose carefully both clothing and location, continued collaboration between the various actors that contribute to the realization of a project, of a shot, this is the universe in which Domenico Monteleone, a photographer by passion, acting without limits professional time, since of influences of a specific committee, able to switch from black and white to color and vice versa with a great flexibility.
Thanks Domenico for not having made those bodies static, those faces, to enrich them every time of a palpable fascination and natural, real and unbreakable, emphasizing with simplicity and wisdom every detail and movement of both the muscles and emotions, capable to dress like a second skin the soul and the eyes of each of them. Great  elegance and candor comes from their gestures never separated from their instinctive sensuality, a fusion of elements which give us visions of incomparable beauty and charm. Great tecnique, knowledge and creativity of used aquipment, great love for the female body. A scento of a woman in every shot of Domenico Monteleone unfergettable visual experience which involves all our senses!.

Domenico Monteleone Photos
Link alla pagina Facebook di Domenico Monteleone: https://www.facebook.com/monteleonephoto/?fref=ts

 

Written by Paola Palmaroli